In luna di miele alle Maldive…la spiaggia luminosa!


Le Maldive sono una delle destinazioni più romantiche, esotiche ed affascinanti che possano essere prese in considerazione per la propria luna di miele: le sue spiagge, le sue acque e l’atmosfera lontana dal trambusto dei flussi turistici consueti nel completano il quadro incantevole.

Le sue magnifioche barriere coralline e la ricca vita marina, ne fanno uno dei pochi posti al mondo nei quali sia possibile fare snorkeling insieme a squali balena e mante: qualcosa in grado di donare emozioni assolutamente uniche, che le parole stentano a poter descrivere a pieno.

Per la precisione, le isole coralline sono esattamente 1192, e la flora e la fauna che le popolano e circondano offrono spettacoli cromatici talmente vividi ed unici da sembrare frutto di fantasia: non serve essere studiosi o biologi per godere dello spettacolo offerto dalla generosissima natura in queste lande.

L’isola di Vaadhoo, ad esempio, è stata spesso definita, senza esagerazione, come “un paradiso” o “un sogno ad occhi aperti”: è quasi deserta, popolata da pochi individui che vivono una vita pacifica nel mezzo dell’Oceano Indiano e, nelle ore notturne, è lambita da onde luminose che sembrano riflettere le stelle del cielo.

In realtà, questa scena surreale offerta dal mare, è da ricondurre al fenomeno della bioluminescenza.
A generarla, il fitoplancton, ovvero l’insieme degli organismi presenti nel plancton in grado di sintetizzare sostanza organica da sostanze inorganiche disciolte, utilizzando la radiazione solare come fonte di energia a conferire all’acqua questo colore incredibile.

A produrre lo straordinario effetto sono, in particolare, i dinoflagellati, microscopiche alghe acquatiche contenenti clorofilla. Stando ad uno studio co-firmato dal biologo marino Woodland Hastings, della Harvard University, la particolare conformazione a canale della membrana cellulare dei dinoflagellati, che risponde ai segnali elettrici, potrebbe essere alla base di tale splendente meccanismo.

Bahamas, arcipelago paradisiaco

Le Bahamas, situate nel mezzo dell’Oceano Atlantico, sono un arcipelago di settecento isole, solo 30 delle quali abitate, caratterizzate scogli stupendi corallini.

A rendere celebri queste isole, le centinaia di spiagge di sabbia rosa come il corallo, lambite da un mare trasparente e caldo e, soprattutto, i suoi fondali, unici al mondo, considerati tra i migliori dagli appassionati di diving, ma fantastici anche per chi si limita allo snorkeling a pelo d’acqua.

Le isole Bahamas vantano un fenomeno geologico unico al mondo: i Blue Hole, grotte sottomarine con caverne, crateri, cunicoli lunghi centinaia di metri e stanze con stalattiti. L’isola dei Blue Hole per eccellenza è Andros, ma si trovano anche a Bimini Island, Cat Island, Eleuthera, Exuma, Grand Bahama e Long Island.

L’isola principale delle Bahamas è New Providence, dove si trova la capitale Nassau, che ospita un aeroporto internazionale. E’ qui che solitamente si atterra provenendo dall’Europa o dagli Stati Uniti. La capitale ha bellissimi edifici coloniali dai colori pastello. Imperdibile è lo straw market, il mercato di paglia, dove si possono trovare oggetti di ogni sorta fatti con questo materiale. A Nassau ci sono alcune spiagge frequentate anche dai turisti e non solo dai locali, come Cable Beach, ma la meta imperdibile è Paradise Island, collegata alla città tramite un ponte, l’Harbour Bridge (a pagamento, perché è privato), luogo di vacanza dei Vip. Qui si trovano grandi hotel e resort di lusso, casinò, ristornati, locali, ma soprattutto la più bella spiaggia dell’arcipelago: Paradise Beach.

Come un vero paradiso terrestre, le Bahamas ospitano alcune specie animali uniche al mondo. La più famosa è l’iguana delle Bahamas, una specie rara che esiste solo qui e che vive soprattutto sull’isolotto di Allan Cay, vicino all’isola di Exuma; i fenicotteri rosa si possono vedere agli Ardastra Gardens di Nassau; i pellicani sono concentrati nelle Out Islands, le isole più esterne; ad Andros si trova la terza più grande barriera corallina del mondo; il bagno con i delfini lo si può fare al Dolphin Encounters di Nassau e al Dolphin Experience, delfinario dell’Unexso di Lucaya (Grand Bahama).

Tra le spiagge più fantastiche, oltre a Paradise, imperdibile è Treasure Cay (Out Islands), tra le dieci spiagge più belle al mondo, ma anche Harbour Island, ad Eleuthera, con la caratteristica sabbia rosa. Prima di partire sono due i luoghi suggestivi da andare a visitare: l’isola di San Salvador, dove il 14 ottobre del 1492 mise piede Cristoforo Colombo, e Morgan’s Bluff, uno dei nascondigli del temibile pirata Morgan.

Repubblica Dominicana, spiagge di cristallo e molto altro…

La Repubblica Dominicana è un paese dell’America Centrale, situato sull’isola caraibica di Hispaniola, della quale occupa quasi i due terzi Haiti, è bagnata a Nord dall’Oceano Atlantico e a sud dal Mare dei Caraibi, e la sua capitale è Santo Domingo.

Le mete di viaggio in questa isola sono davvero tante…proviamo a scoprire le principali!

Boca Chica èuna magnifica spiaggia, situata in una larga baia protetta da una barriera corallina, e le sue attrattive sono tanto diurne, con l’incanto delle acque cristalline che la caratterizzano, tanto notturne, rappresentando uno dei centri della nightlife isolana più febbricitanti, divertenti ed eccitanti.

San Pedro de Macoris è invece una città sorta agli inizi del XIX secolo, divenuta assai prospera grazie al commercio dello zucchero, tanto da meritarsi l’appellativo di “Sultana dell’Est”: ancora oggi è possibile visitare molte magioni dell’epoca, residenze di ricchi latifondisti, costruite nel tipico stile architettonico coloniale.

La Romana è invece un centro balneare circondato da piantagioni di canna da zucchero, e tanto la storia quanto la presenza di un aeroporto nelle vicinanze hanno contribuito a farne una delle località più celebri e frequentate dell’area.

Tutt’alktra storia per Altos de Chavon, un villaggio di artisti in stile mediterraneo degli anni ’70, messo su dall’italiano Roberto Coppa, che ha curato le scenografie di alcuni film di Fellini e De Laurentis.
Qui sono stati girate molte scene dei film “Apocalypse Now” e “King Kong” e vi si trova anche un anfiteatro in cui si sono esibiti Luciano Pavarotti e Celia Cruz, celebre cantante della Salsa.
La costruzione del villaggio è stata finanziata da Charles Blühdorn, un industriale americano di origini austriache che fu, tra l’altro, presidente della Paramount Pictures.

Località meno celebri e celebrate, ma non per questo meno attraenti, sono Barahona, con le sue spiagge tranquille la Sierra di Baharuco, con le sue vette oltre i 2.000 m, mete di avventurose escursioni, e l’Enriquillo, un lago di acque salate al centro di una riserva naturale.

Martinica, per una luna di miele indimenticabile…


La Martinica è di sicuro una delle destinazioni di maggior fascino, per chi è alla ricerca di un viaggio di nozze esotico e non consueto.

Si tratta di una piccola isola, situata nel cuore dell’arcipelago dei Caraibi, che appartiene alle Piccole Antille, bagnata ad est dall’Oceano Atlantico e a ovest dal Mar dei Caraibi, e fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1502.

Cosa visitare in questo gioiello della natura?

Innanzitutto la capitale, Fort de France, la capitale, un fulgido esempio di città coloniale, che esemplifica alla perfezione l’incrocio tra Francia e Caraibi: la Cattedrale di San Luigi, ad esempio, replica alla perfezione lo stile di Eiffel, ma al di là delle curiosità architettoniche, le due tappe immancabili sono il Forte, con il suo parco naturale popolato da iguane, ed il ricchissimo mercato delle spezie.

Poco distante dalla attuale capitale, c’è St. Pierre, che a sua volta è stata per decenni la capitale dello stato, prima di essere distrutta dall’eruzione del vulcano Pelée: qui gli appassionati del rock contemporaneo possono scoprire la magica atmosfera che incantò Tori Amos, che a questi luoghi e alle loro leggende dedicò il suo album d’esordio.

L’Isola delle Iguane, la Habitation Clément, una vera e propria casa colonica con un ampio giardino, adibita a distilleria di rhum, la Saline e le spiagge di Anse Mitan od a Anse à l’Ane rappresentano invece alcune delle mete più tipiche e caratteristiche delle escursioni in Martinica, con scenari e paesaggi che difficilmente si cancelleranno dalla vostra memoria!

Il MUSA, statue sotto l’oceano di Cancun


Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di quello che è probabilmente uno dei musei più assurdi al mondo, che mette in esposizione invenzioni concepite sul nonsense: oggi, invece, è il turno di un museo altrettanto eccezionale ed unico.

Parliamo del MUSA, acronimo di Museo Subacuatico de Arte, che si trova a Cancun, in Messico, rinomatissima località turistica balneare e meta prediletta negli ultimi anni da coppie di novelli sposi in cerca di incontaminati paesaggi oceanici per la propria luna di miele.

Il nome di questo luogo è decisamente chiaro riguardo la sua natura: si tratta di un esempio, unico, di museo allocato sul fondo del mare, che ospita centinaia di sculture adagiate sui fondali oceanici messicani, per la precisione nell’area tra la Isla Mujeres e Punta Nizuc, appena fuori Cancun.

Immergendosi, è proprio il caso di usare questo termine, nell’analisi di questo luogo, unico al mondo, si scopre che ci si trova di fronte ad un progetto che trascende la mera arte, andando oltre e assumendo tanto i connotati di esperimento scientifico quanto la nobile connotazione concettuale di luogo di comunicazione di istante ambientaliste.

I materiali con cui sono realizzate le statue, esposte in maniera così singolare al MUSA, sono infatti stati appositamente selezionati per integrarsi alla perfezione con l’habitat naturale sottomarino, che a modo suo se ne appropria e “colonizza” le stesse opere, che si trovano ad essere, nei fatti, supporti artificiali che favoriscono l’attecchimento di coralli, alghe e spugne, stimolando la formazione di nuove barriere coralline: questa interattività, assolutamente spontanea e naturale, tra arte e natura, costituisce uno degli elementi di maggiore fascino di questa “realizzazione”.

Il museo è suddiviso in due “gallerie”, termine che non va inteso letteralmente, considerata la natura peculiare della struttura, ma in senso figurato.
Questa suddivisione permette due modalità di fruizione degli spazi, che si affiancano a quella più “semplice”, ovvero il godere dello spettacolo a bordo di imbarcazioni concepite appositamente, che hanno il fondo trasparente.

Il MUSA può infatti essere visitato sia in snorkeling che in immersione: se siete intenzionati a viaggiare in direzione di Cancun, questi due termini devono assolutamente far parte del vostro linguaggio.
Per snorkeling si intende il nuotare attrezzati con un boccaglio che agevola la respirazione quando si osservano i fondali, mentre l’immersione prevede l’utilizzo di respiratori muniti di bombole di ossigeno diluito.
Queste due differenti tecniche offrono quindi due chance diverse al nuotatore, che può scegliere se tenersi più vicino alla superfice, con lo snorkeling, o scendere maggiormente in profondità con l’immersione,
Le due gallerie del MUSA rispettano questa dicotomia, essendo situate una a quattro e l’altra a 8 metri sotto la superficie del mare: prendono il nome, rispettivamente, di Salon Nizuc e Manchones Salon, ed offrono, nel complesso, una esperienza semplicemente indimenticabile quanto unica.

Come precedentemente detto, infatti, la costante interazione tra flora, fauna e microorganismi oceanici da una parte, e statue dall’altra, fa si che le sembianze di queste ultime mutino nel tempo, nei colori e nei dettagli, apparendo sempre diverse ed in costante divenire.

Porto, ovvero fascino, scalini e vino…


Porto, o Oporto, come spesso viene indicata in italiano, la “capitale del Nord” del Portogallo, offre ai turisti una esperienza di sicuro fascino ed attrattiva: se il suo essere inespugnabile agli eserciti nel corso dei secoli le è valsa il leggendario appellativo di “cidade invicta”, ovvero”Città invitta” avendo respinto l’attacco dei Mori,l’esercito imperiale di Napoleone e qualsiasi tentativo di conquista da parte dell’Impero Romano, oggi, per i viaggiatori, è un luogo estremamente accogliente.

Per ammirare e vivere la magia di Porto, di sicuro il punto di partenza ideale è addentrarsi nel centro storico, facendolo a piedi: attenzione però, perchè per quanto si tratti di una area relativamente compatta e non enorme in quanto ad estensione, richiede, per essere visitata, quantomeno una forma fisica sufficientemente allenata, perchè si sviluppa in senso verticale, e le salite che possono mettere a dura prova la vostra resistenza muscolare non sono poche!

A riguardo, l’esempio più celebre è la Torre dos Clérigos, nelle adiacenze della chiesa Baroque Clérigos, da cui si può godere degli splendidi panorami di tutta la città , dopo aver affrontato i suoi 240 gradini, che faranno la gioia degli appassionati di spinning, step ed aerobica.

Continuando l’esplorazione, è immancabile una visita alla spettacolare libreria Livraria Lello, che ha inspirato nientemeno che J.K. Rowling nel suo celeberrimo ciclo di romani dedicati ad Harry Potter. La facciata esterna della libreria è riccamente decorata, la sua scalinata centrale è semplicemente mozzafiato, e l’interno, complice anche la novella celebrità di origine letteraria, è recentemente diventata una frequentata attrazione turistica.

Avenida Dos Aliados, ovvero il Viale degli Alleati, rappresenta il cuore monumentale di Porto: conduce alla Câmara Municipal do Porto, cioè il municipio, caratterizzato da una torre campanaria di 70 metri, ed è fiancheggiato da edifici di marmo e granito che creano una affascinante “illusione storica”, risalendo agli inizi del ‘900 ma avendo le sembianze di architetture ben più antiche.

La chiesa di Saint Ildefonso, invece, è celebre per il suo elegantissimo rivestimento, costituito da oltre 11.000 piastrelle tradizionali di azulejos dipinte di blu, e la tappa successiva in genere è Sao Bento, probabilmente la stazione ferroviaria più bella d’Europa, caratterizzata anch’essa da rivestimenti in mattonelle assolutamente fantastici.

Per la serata, per ristorarsi dopo un tour che avrà soddisfatto tanto i vostri occhi quanto i vostri polpacci, l’ideale è la zona di Ribeira, propaggine caratteristica del centro storico, che si estende lungo la riva dell’omonimo fiume che attraversa la città, e dove potrete trovare una miriade di localini caratteristici, dove scoprire le magie enogastronomiche di una città nella quale il vino ed i piatti di pesce freschissimo costituiscono una eccellenza senza pari.

In Austria, il museo più assurdo del mondo


Generalmente si si associa l’idea di un viaggio in Austria, e soprattutto a Vienna, a quella di un immersione nella storia e nella cultura di uno stato che fino ad un secolo fa rappresentava il più ricco, florido e potente impero europeo: le tracce dello splendore dell’epoca, dall’architettura all’urbanesimo, fino al ricchissimo panorama museale, sono parte integrante del fascino e dell’estetica di quei luoghi, e ne costituiscono un potentissimo attrattore turistico, tra i più consolidati ed intramontabili di tutto lo scenario continentale.

Ma ciò che pochi sanno è che ad appena settanta kilometri da questa magnifica città, sorge uno dei più incredibili e assurdi musei di tutto il mondo: il Nonseum, che sin dal nome chiarisce la propria natura bislacca, bizzarra, ironica quanto stravagante, e letteralmente unica.

Il nome infatti può essere letto come una unione tra “museo” e “nonsense”, ed infatti stiamo parlando del “Museo delle Cose Inutili e delle Idee Sbagliate”, che dal 1984 accoglie i propri visitatori immergendoli in un piccolo, paradossale universo popolato da oggetti che sfidano la logica ed il buonsenso, assicurando una esperienza stramba quanto divertente, e soprattutto, indimenticabile ed unica.

Il concept di base è quello di dare spazio e dignità pseudo-scientifica di esposizione ad invenzioni perfettamente inutili, ma che allo stesso tempo sono coerenti e svolgono senza fallo la funzione, insensata ed illogica quanto spassosa, per la quale sono state concepite.

Effettivamente, è arduo approcciarsi al Nonseum senza esempi, perchè è un luogo che ha nella sua stessa natura la caratteristica di mettere in discussione i limiti comuni dell’immaginazione: dove altro potreste trovare esposta in una teca, alla stregua di un prodigio della tecnologia che abbia rivoluzionato la vita umana, delle stoviglie e posate bucate, concepite per chi volesse mangiare di meno, impedendogli puntualmente un “boccone completo”?

Ancora più spassosa è l’idea di una “caccia agli insetti basata su principi etici” e l’oggetto realizzato e qui esposto per metterla in pratica: la tradizionale “paletta”, usata per schiacciare brutalmente i piccoli volatili indesiderati, qui ha una variante, ovvero un foro centrale, sagomato sulla silhouette di una mosca, che offre al nemico ronzante, se non altro, una chance ulteriore di fuga e salvezza dagli assalti umani.

E cosa dire dell’airbag per roditori, che posizionato sul dorso di un topo, dovrebbe permettergli di proteggersi dall’urto con la tagliola a scatto di una trappola, o della “scopa raddoppiata”, che utilizzando due bastoni di altezze diverse, dovrebbe aiutare a spazzare contemporaneamente due gradini di una scala?

Ancora oltre, in fatto di umorismo mittleuropeo si spinge la “sedia nordica”, ovvero una seduta a cui sono stati applicati degli sci, permettendo di solcare le nevi anche in caso di stanchezza, e letteralmente comico è “l’arrotolatore di spaghetti”, che integra due forchette con un meccanismo rotante, per chi avesse poca dimestichezza nella tecnica per portare alla bocca i formati lunghi di pasta.

Gli amanti del rock, così come coloro che hanno timore o impazienza nell’attraversare strade altamente trafficate, qui possono trovare una invenzione a suo modo rivoluzionaria quanto spassosa: le “strisce pedonali portatili”, utili sia per chi voglia replicare lo scatto che ha reso immortale la copertina di “Abbey Road”, lp storico dei quattro baronetti di Liverpool, sia per chi non voglia perder tempo a cercare la “zebratura” per recarsi dall’altra parte della strada in tutta sicurezza…

Reykjavík, giorni e notti di…magia nordica


Ha un nome decisamente difficile da pronunciare, ma è una destinazione di viaggio che può offrire esperienze uniche, in quanto ad emozioni e coinvolgimento, in tutto il panorama delle capitali europee: parliamo di Reykjavík, in Islanda, forse la città più affascinante di tutto il Nord Europa.

Il primo dato che va chiarito, perchè è quello che normalmente incuriosisce e intimorisce gli abitanti del Mediterraneo è che…si, qui fa freddo, decisamente freddo, per quelli che possono essere gli standard climatici del Sud Europa, ma considerata l’area geografica in cui sorge questa città, ci troviamo nella zona più temperata di tutta l’Islanda, complice anche l’azione delle correnti marine che tendono ad alzare la temperatura invernale media anche di 10 gradi rispetto alle lande dell’entroterra.

I centri di interesse culturale qui sono davvero numerosi: va considerato che l’area metropolitana di Reykjavík ospita oltre i due terzi dell’intera popolazione nazionale, il che chiarisce che visitare questa capitale equivale, in pratica, a visitare praticamente quasi l’interezza della vita sociale urbana islandese, giustificando quindi la notevole concentrazione di luoghi “importanti”.

Il più celebre è probabilmente il museo nazionale Þjóðminjasafn: se non possedete cognizioni di base della lingua nazionale, evitate di provare a pronunciarne il nome, ma semplicemente godete questa magnifica esposizione di opere artistiche, oggetti legati alla cultura islandese, gioielli, armi, ed arte ecclesiastica, tra cui si distinguono la statuetta bronzea del dio Þór (Thor), un martello argenteo di Thor (Þórshamar) nonché il portone della chiesa di ValÞófsstaður, riccamente intagliato.

Tre sono i musei tematici dedicati prevalentemente ad un singolo artista, che permettono un viaggio in scenari espressivi di grande forza ma spesso sconosciuti ai non nativi di queste lande: il Kjarvalsstaðir, dedicato alle opere del pittore Jóhannes Sveinsson Kjarval, l’Ásmundarsafn,
dedicato prevalentemente allo scultore Ásmundur Sveinsson ed il museo “Einar-Jónsson”, dedicato all’omonimo artista, anch’esso scultore.

Notevole anche il museo all’aperto Árbæjarsafn, con 30 case e capanne in torba del XIX secolo, comprensive di arredo interno, reso caratteristico dal fatto che i custodi indossino i vestiti di quei tempi e che spesso venga rappresentata l’attività artigiana tradizionale.

Infine, va senza dubbio visitata la Hallgrímskirkja, chiesa situata nel centro cittadino, capolavoro architettonico dello stile “nazionale basaltico islandese”: è l’edificio più alto d’Islanda, situato in cima ad una collina sovrasta il centro della città, e con la sua torre alta 73 metri può essere considerata il simbolo della città.

Ma…attenzione: non osate sottovalutare un dato importantissimo: Reykjavík è considerata, a ragione, “la capitale della vita notturna del nord”, e tra discoteche e locali, offre una scelta eccezionale in fatto di divertimento notturno!

Svezia, tra tradizioni, natura e modernità


Per un italiano, dire Svezia significa all’istante immaginare scenari popolati da uomini e donne altissimi e biondi (spesso di grande bellezza), con una temperatura estremamente rigida e luoghi suddivisi tra città nelle quali regnano ordine, educazione, pulizia e rigore e sterminate foreste gelide.
Oltre gli stereotipi, c’è in realtà uno splendido, piccolo universo tutto da scoprire, pronto a svelarsi agli occhi di chi voglia spingersi ad esplorare questa estrema propaggine settentrionale dell’Europa:
parliamo di un territorio che offre una straordinaria varietà di paesaggi e ricchezza in fatto di cultura, tanto sul piano delle tradizioni che della contemporaneità.
Siamo infatti, ad esempio, tanto nella terra delle sterminate e candide nevi della Lapponia, a nord, illuminata l’inverno dallo straordinario fenomeno dell’aurora boreale e, l’estate, dal sole di mezzanotte, quando la luce dura fino a 24 ore, quanto in uno degli stati più avanzati dal punto di vista tecnologico ed informatico di tutta l’Europa

La capitale, Stoccolma, offre una miriade di spunti di viaggio, con un centinaio di musei ed edifici di interesse storico e architettonico.
Notevole è ad esempio lo Stadhuset, il municipio, sede del banchetto dei premi Nobel, risalente agli anni ’20, massima espressione dello stile architettonico chiamato “romanticismo scandinavo”, costruito con oltre otto milioni di mattoni rossi e contraddistinto dalla altissima torre squadrata.

Lo Stockholms Slott, conosciuto anche come Kungliga Slottet, ovvero il palazzo reale, risale invece alla fine del’600 ed è il più fulgido esempio di architettura barocca svedese: basti pensare che la principale forma di ispirazione, nella sua progettazione, fu lo stile di Gian Lorenzo Bernini, tantè che le sue sembianze sono caratterizzate tanto da stilemi tipicamente nordici quanto da richiami alle sembianze del museo parigino del Louvre e di palazzo Barberini a Roma.

Il Moderna Museet offre invece uno spazio espositivo di oltre cinquemila metri quadri, nei quali ospita una impressionante selezione di opere del ‘900, da Munch a Dalì, da De Chirico ad una stermina collezione nell’ambito dell’arte fotografica.

Göteborg, seconda città svedese, èuna destinazione altrettanto attraente, con il Röhsska, l’unico museo in Svezia interamente dedicato a design e arte applicata, ed il Göteborgs Konstmuseum, con una delle più belle collezioni d’arte scandinava del mondosenza dimenticare che parliamo di una delle capitali culinarie europee, che offre ben cinque tra i più rinomati ristoranti del continente e la possibilità di partecipare all’entusiasmante safari all’aragosta, tradizionale appuntamento nell’arcipelago del Bohuslän.

Per chi ama la natura, c’è lo spettacolo delle pianure intorno a Malmö, che sono considerate il granaio della Svezia, e dove si coltiva il frumento da cui vengono distillate alcune tra le più pregiate e celebri vodke, così come c’è la chance di addentrarsi nel mondo selvaggio della Lapponia, regno di orsi, alci e volpi, con la possibilità di vivere l’esperienza di soggiornare nei famosi icehotel, alberghi fatti interamente di ghiaccio, o di solcare le nevi a bordo di slitte trainate da cani o renne.

Infine, va ricordato che ci si trova in una nazione nella quale la cultura tradizionale è tenuta in altissima considerazione e viene vissuta come parte integrante della vita sociale: il solstizio d’estate, con i suoi balli di origine ancestrale, la notte di Valpurga, il 30 aprile, con i grandi falò che scacciano l’ultimo giorno d’inverno; la Settimana medievale di Visby, ad agosto, nell’isola di Gotland con mercati, giochi e musica dell’epoca, la festa di Santa Lucia, a dicembre, e quella dell’Avvento, rappresentano tutte affascinanti testimonianze assolutamente imperdibili di un legame fortissimo tra questo popolo e la propria storia millenaria.

La Marmolada e le sue leggende

Marmolada è il nome che contraddistingue un gruppo montuoso delle Alpi: dal punto di vista amministrativo, si estende tra il Trentino Alto Adige e il Veneto, tra le province di trento e Belluno.
Viene delimitata dalla Val Pettorina lad est e dalla Val di Fassa ad occidente, e al suo interno ospita ampie vallate , ovvero la Val Contrin, la Val di Grepa e la Val San Nicolò.

A differenza delle attigue Dolomiti, la sua composizione morfologica è strutturata da calcari grigi molto compatti, la cui origine millenaria li vede derivare da ancestrali scogliere coralline, ed ospita
il più grande ghiacciaio delle Dolomiti, il Ghiacciaio della Marmolada.

A riguardo, c’è una simpatica leggenda, che ne racconta in maniera fantasiosa, ma ancora oggi tramandata oralmente tramite proverbi e riferimenti.
Si narra che secoli fa, il giorno del 5 Agosto, festività della Madonna della Neve, era d’uso che nessuno dei residenti in quest’area si dedicasse alle proprie attività quotidiane lavorative, ma che ognuno dedicasse il proprio tempo e la propria attenzione a onorare il culto e la figura della Vergine.

Una donna molto anziana però, decise di contravvenire a questa usanza, ignorando la festa e impegnandosi a raccogliere il fieno per il proprio bestiame, come faceva in qualsiasi altro giorno.
I suoi compaesani, stupiti e preoccupati, le fecero notare immediatamente quanto sconveniente potesse essere il suo comportamento, e la invitarono ripetutamente a venir meno ai propri propositi, che rasentavano la blasfemia e che avrebbero sicuramente attirato le ire divine.

L’anziana donna ignorò totalmente i richiami, fece finta di non ascoltare le urla con cui la sgridavano aspramente, o continuò imperterrita nelle sue occupazioni, dimostrando di essere più avida ed interessata alla propria occupazione, che devota alla Madonna.

La risposta celeste non si fece attendere: iniziò una nevicata così forte e così interminabile, da sommergere totalmente la malcapitata vecchina ed il suo fienile, andando a formare un ghiaccio straordinariamente esteso che ancora oggi non si scioglie mai.

Per dovere di cronaca, nelle valli della Marmolada esiste anche una variante di questa leggenda, praticamente uguale tanto nell’intreccio quanto nella morale, ovvero che l’avidità a discapito della devozione viene punita, ma che ha come variante il protagonista, che viene declinato al maschile, essendo impersonato da un contadino che preferì arare il proprio campo, disinteressandosi di onorare il culto della Madonna delle Nevi.

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